Domani si parte. Come tutto quello che comincia anche questo giro termina. Si è mangiato molte cose buone. Si sono visti bei paesaggi e passato giornate rilassate. Si è stati in famiglia.
La vita continua e ovunque si sia tutti i giorni sono interessanti, perché son gli unici che abbiamo. E se non impariamo niente saremo vissuti per niente. Non so se qualcuno legge queste note. Se si, vi auguro una vita proficua e felice. Ognuno si trovi la ricetta per esserlo, ma velocemente, oggi. Perché i giorni passano veloci e la felicità è un diritto ma anche un dovere.
Jakarta è una megalopoli. Si è formata negli ultimi 30 anni: il bene e il male della modernità. Non ha storia, non ha freni culturali, guarda solo al futuro. Il salto da un paesetto rurale radicato nella cultura alla città proiettata in avanti si sente molto. Facilita la messa a fuoco delle differenze. La città è una immensa vetrina dove tutto è pronto, messo in mostra e in vendita. E un flusso continuo di gente e desideri. Ognuno persegue il suo. E la città fornisce tutte le cose/emozioni che questo continuum di gente può cercare. Sembra di vivere in Tokio decadence. Il soddisfare desideri fa parte dei servizi.
Il villaggio si concentra sul fare. Poi forse quello che hai fatto piace a qualcuno. La poca complessità fa fare tutto in casa, e poco industrialmente. Il networking è vocale: la mattina chiedi come stai e cosa vuoi fare in giornata. E’ il passaparola più che l’internet. Segue il ritmo del sole, che non è il ritmo dei giovani. Non c'è meglio o peggio. Sono mondi in contrasto che hanno comunque il sole della galassia in città, perché i soldi sono li.
Dovremmo usare questi laboratori, non snobbarli. Il domani sono loro, sia che si vogliano imitare, che tenere a distanza.
Si prepara valigie. Domani si va a giacarta. Non mi sono mai piaciuti gli addii. O perché poi si torna o perché si promettono cose che non si faranno, perché una volta lasciata una cosa, è morta per il mio limitato orizzonte. Ma saluto mentalmente mentre vado in motorino, perché tante cose sono amiche, mi hanno dato piacere, e sono state parte del mio vivere. Quindi saluti all'acqua dei canali delle terrazze di riso che è sempre la stessa ma sempre diversa, saluti alle farfalle grandi come uccelli colorati, saluti ai grilli assordanti di giorno e ai galli muezzin prima dell’alba, saluti alle tranquille sale di meditazione, saluti ai colori e alle spezie del mercato, saluti alle persone dall'animo gentile che si rivolgono a te con il sorriso e giungendo le mani al petto. Arrivederci ai cinesi e al traffico, che tanto vi ritrovo ovunque.
Siamo eroi per resistere alla notte degli Oscar, alle riunioni di condominio, ai cori di montagna, alle messe ortodosse, alla musica sperimentale, ai saggi delle scuole, ai cineforum, alle presentazioni dei libri, alle partite di cricket, alle sfilate militari e ai balli balinesi
Oggi è domenica. Giorno di passeggiate. Vado con il motorino su un sentiero in cemento in mezzo ai campi di riso. Continuo fin che diventa una traccia fangosa sul bordo delle terrazze coltivate. Proseguo a piedi e il fango filtra la gente che ora è fatta di soli contadini, lasciando i turisti meno ardimentosi indietro. E’ tutto campi, piccole villette per turisti e fattorie biologiche. Un mix di passato e futuro ad alto valore aggiunto. Un po’ come gli agriturismi in toscana. Quello che balza agli occhi è la rete di canali e canaletti onnipresente e efficace. Il riso non può stare asciutto. Necessita di manutenzione attenta tutti i giorni altrimenti i sedimenti bloccano tutto. E ovunque si vedono contadini curvi.
La terra è bassa, e le schiene si curvano. La seconda scoperta è che son tutti vecchi. I giovani non ci sono. Forse hanno studiato e lavorano per i turisti. Meglio che a piedi nudi nel fango delle risaie. A ischia una ragazza produttrice di vino mi disse che le viti moriranno con la vecchia generazione. Anche qui? E che ne sarà delle terrazze patrimonio dell’unesco?