venerdì 6 marzo 2015

Vicini lontani


Jakarta è una megalopoli. Si è formata negli ultimi 30 anni: il bene e il male della modernità. Non ha storia, non ha freni culturali, guarda solo al futuro. Il salto da un paesetto rurale radicato nella cultura alla città proiettata in avanti si sente molto. Facilita la messa a fuoco delle differenze.  La città è una immensa vetrina dove tutto è pronto, messo in mostra e in vendita. E un flusso continuo di gente e desideri. Ognuno persegue il suo. E la città fornisce tutte le cose/emozioni che questo continuum di gente può cercare. Sembra di vivere in Tokio decadence. Il soddisfare desideri fa parte dei servizi.
Il villaggio si concentra sul fare. Poi forse quello che hai fatto piace a qualcuno. La poca complessità fa fare tutto in casa, e poco industrialmente. Il networking è vocale: la mattina chiedi come stai e cosa vuoi fare in giornata. E’ il passaparola più che l’internet. Segue il ritmo del sole, che non è il ritmo dei giovani. Non c'è meglio o peggio. Sono mondi in contrasto che hanno comunque il sole della galassia in città, perché i soldi sono li.
Dovremmo usare questi laboratori, non snobbarli. Il domani sono loro, sia che si vogliano imitare, che tenere a distanza.

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