E' un po che non scrivo nulla. Non
siamo stati soli e siamo andati in giro. L'isola e' molto bella da
qualunque lato la si guardi. Siamo stati in un parco naturale e
abbiamo fatto snorkling (una maniera elegante per dire guardare i
pesci con maschera senza andare sotto). Meglio di un acquario a
densita' minore. Siamo stati sul ciglio dei due vulcani. I paesaggi
di terrazze di riso, palme da cocco in mezzo alle nubi sono
mozzafiato. Si arriva quasi a duemila metri e sa di montagna
all'equatore, come in Africa.
Abbiamo avuto piccole dispute con i
locali e ho riassaggiato la vita dell'espatriato in paesi dove c'e'
sempre qualche cosa che va storto. Vecchio sapore amaro in bocca con
il retrogusto di sensi di colpa post colonialisti.
Fra due giorni ce ne andiamo nel caos
di Jakarta. Passiamo da un piccolo posto con tante cose da fare a un
posto gigantesco con pochissime cose da fare. Solo centri
commerciali. Il moderno che avanza. Poi nel freddo dell'inverno
italiano. Dopo due mesi di ciabattine si rimettono scarpe e calzini.
Torniamo al clima di crisi economica e campagna elettorale. I buoni
tempi non torneranno perche' il mondo e' cambiato e i vecchi politici
non se ne vanno. Tutto immobile come nel peggior museo delle cere
senza visitatori.
Il clima un po' di ricercatori
dell'anima di Ubud mi ha aiutato a leggere e pensare con tempi lenti.
La gente che parla di spirito nel bene e nel male lascia una scia
diversa dagli incazzati. Piu' verso il profumo che verso la loro
puzza.
Come era la domanda nel titolo? Ci si
annoia a Bali? La risposta e' no. A tutti arrivederci al prossimo
giro di giostra.
Giorgio





























