lunedì 9 marzo 2015

Ciao ciao

Domani si parte. Come tutto quello che comincia anche questo giro termina. Si è mangiato molte cose buone. Si sono visti bei paesaggi e passato giornate rilassate. Si è stati in famiglia. 
La vita continua e ovunque si sia tutti i giorni sono interessanti, perché son gli unici che abbiamo. E se non impariamo niente saremo vissuti per niente. Non so se qualcuno legge queste note. Se si, vi auguro una vita proficua e felice. Ognuno si trovi la ricetta per esserlo, ma velocemente, oggi. Perché i giorni passano veloci e la felicità è un diritto ma anche un dovere.



venerdì 6 marzo 2015

Vicini lontani


Jakarta è una megalopoli. Si è formata negli ultimi 30 anni: il bene e il male della modernità. Non ha storia, non ha freni culturali, guarda solo al futuro. Il salto da un paesetto rurale radicato nella cultura alla città proiettata in avanti si sente molto. Facilita la messa a fuoco delle differenze.  La città è una immensa vetrina dove tutto è pronto, messo in mostra e in vendita. E un flusso continuo di gente e desideri. Ognuno persegue il suo. E la città fornisce tutte le cose/emozioni che questo continuum di gente può cercare. Sembra di vivere in Tokio decadence. Il soddisfare desideri fa parte dei servizi.
Il villaggio si concentra sul fare. Poi forse quello che hai fatto piace a qualcuno. La poca complessità fa fare tutto in casa, e poco industrialmente. Il networking è vocale: la mattina chiedi come stai e cosa vuoi fare in giornata. E’ il passaparola più che l’internet. Segue il ritmo del sole, che non è il ritmo dei giovani. Non c'è meglio o peggio. Sono mondi in contrasto che hanno comunque il sole della galassia in città, perché i soldi sono li.
Dovremmo usare questi laboratori, non snobbarli. Il domani sono loro, sia che si vogliano imitare, che tenere a distanza.

mercoledì 4 marzo 2015

Un altro giro di giostra

Si prepara valigie. Domani si va a giacarta. Non mi sono mai piaciuti gli addii. O perché poi si torna o perché si promettono cose che non si faranno, perché una volta lasciata una cosa, è morta per il mio limitato orizzonte. Ma saluto mentalmente mentre vado in motorino, perché tante cose sono amiche, mi hanno dato piacere, e sono state parte del mio vivere. Quindi saluti all'acqua dei canali delle terrazze di riso che è sempre la stessa ma sempre diversa, saluti alle farfalle grandi come uccelli colorati, saluti ai grilli assordanti di giorno e ai galli muezzin prima dell’alba, saluti alle tranquille sale di meditazione, saluti ai colori e alle spezie del mercato, saluti alle persone dall'animo gentile che si rivolgono a te con il sorriso e giungendo le mani al petto. Arrivederci ai cinesi e al traffico, che tanto vi ritrovo ovunque. 


domenica 1 marzo 2015

Eroi

Siamo eroi per resistere alla notte degli Oscar, alle riunioni di condominio, ai cori di montagna, alle messe ortodosse, alla musica sperimentale, ai saggi delle scuole, ai cineforum, alle presentazioni dei libri, alle partite di cricket, alle sfilate militari e ai balli balinesi




Domenica

Oggi è domenica. Giorno di passeggiate. Vado con il motorino su un sentiero in cemento in mezzo ai campi di riso. Continuo fin che diventa una traccia fangosa sul bordo delle terrazze coltivate. Proseguo a piedi e il fango filtra la gente che ora è fatta di soli contadini, lasciando i turisti meno ardimentosi indietro. E’ tutto campi, piccole villette per turisti e fattorie biologiche. Un mix di passato e futuro ad alto valore aggiunto. Un po’ come gli agriturismi in toscana. Quello che balza agli occhi è la rete di canali e canaletti onnipresente e efficace. Il riso non può stare asciutto. Necessita di manutenzione attenta tutti i giorni altrimenti i sedimenti bloccano tutto. E ovunque si vedono contadini curvi. 

La terra è bassa, e le schiene si curvano. La seconda scoperta è che son tutti vecchi. I giovani non ci sono. Forse hanno studiato e lavorano per i turisti. Meglio che a piedi nudi nel fango delle risaie. A ischia una ragazza produttrice di vino mi disse che le viti moriranno con la vecchia generazione. Anche qui? E che ne sarà delle terrazze patrimonio dell’unesco?



venerdì 27 febbraio 2015

Street food

Street food vuol dire cibo di strada. Da noi se ne erano perse le tracce, a parte qualche baracchino mobile tipo “Gigi er porchettaro”.A New York è in mano ai libanesi e turchi e funziona da mensa per gli operai edili. Ora da noi sta tornando e c’è un capitolo anche sulla guida dello slow food. A Firenze ci sono i baracchini del lampredotto. 


Qui è minimalista, con cucina montata su moto. Menù unico, servito su fogli di carta (deliziosi i folpetti su oleata da bimbo) o, ecologico, foglie di banano. I più forniti hanno piatti e posate. Bombola del gas (immaginarsi i permessi da noi), frittura di tofu, pentolone di salsa di arachidi, sacchettini di riso già pronto, germogli di soia, peperoncino. Salse per tutti. Tanica dell'acqua per risciacquare. Che si chiede di più? A volte ci si trova con un po' di diarrea. Ma è la vita.





Internazionale

Ai tropici fa caldo e ci si spoglia. La gente di tutte le culture tende ad avere meno cose addosso, a parte certe donne musulmane. I ragazzi giovani tolgono di più, perché hanno meno pudori e pelli più toniche, che non mettono in imbarazzo. I cinesi tolgono di meno, tutti. Ma loro sono a parte. E si delinea la presenza di una minoranza sempre più ridotta: i non tatuati. Perché tutti hanno un tatuaggio. A tutte le età. Le signore mature hanno pudici piccoli fiori o farfalle in zone un po' nascoste ma non troppo. I maschi maturi hanno pezzi di fumetti sbiaditi e grigiastri, residui di machismo di altri tempi. I ragazzi giovani hanno intere zone “tribali” che sembrano usciti da un incrocio tra metropolis e i maori.  Ora spopola la tappezzeria floreale a colori di dimensioni sempre maggiori, simil maglietta o assimmetrici. A farci l’occhio si identifica l’anno di fattura, un po’ come le auto o gli stili architettonici. E’ l’internazionale del tattoo che ha i suoi stili e mode che evolvono in tutto il mondo con varianti per continente. Tranne che in cina. 
Il viaggio crea una discontinuità con la routine e quindi è una bella tentazione per i viaggiatori. E quindi ci sono molti 
tatuatori. Hanno uno stile carico, ripreso dalla tradizione delle sculture e dei personaggi dei balli in costume. Che c'è di meglio di una maschera Barong sui polpacci, che nessun altro può vantare?


martedì 24 febbraio 2015

Borotalco

Oggi mi son tagliato la barba. Intendo accorciato, non rasato. Era cresciuta tanto che sembravo babbo natale. Ho chiesto ai tassisti dove potevo trovare un barbiere locale, non per turisti. Ovviamente ce ne sono, ma fuori città. Gli affitti costano di meno.
Amo andare dai barbieri, in qualsiasi paese mi trovo. E’ un posto per soli maschi, dove la civetteria è misurata e diventa complicità. La gente è sempre contenta di vedere uno straniero che condivide le sue cose e non fa lo schizzinoso. Ti sorride. Ti cede il posto a sedere. Hanno paura di essere provinciali, di essere mal giudicati per la poca pulizia.
Il barbiere è un ragazzino che probabilmente non ha mai fatto una barba. Qui hanno poco pelo in faccia e si radono. Niente borotalco alla fine. Sono uscito che sembro un professore di liceo ai tempi del Carducci. Nell'immaginario del ragazzino un europeo con la barba deve essere così. Dimenticavo, mi è costato un euro.

Parole


Si mangia in un posto "yoga". Il mangiare è buono e varia dal mediterraneo al messicano, dal thai all'indiano. Ubud è un posto "culturale". Qui non è gente da mordi e fuggi (a parte i cinesi con bus). Questi sono persi in corsi di yoga o nullafacenti di lungo corso. È' il mondo dei posti "da esserci", dove i giramondo amano traccheggiare. Al ristorantino ci sono neofiti che vogliono essere accettati e frikkettoni in scadenza che ostentano modi e vestiario da scafati. Una comunità dove devi avere tutto rigorosamente Apple. Windows e Android non sono graditi. Socialmente si dividono in tre gruppi: i soli, che lavorano al computer o al telefonino senza alzare la testa. In coppie consolidate: che fanno come sopra, ma in modo meno compulsivo è si fermano di tanto in tanto a parlare pacatamente tra di loro. Incontri casuali: in questo caso è d'obbligo parlare sempre. Può parlare sempre lo stesso/a e gli altri annuiscono. O a rotazione. Ma si deve sempre riempire la stanza di chiacchiere e risate. Altrimenti sembra essere il fallimento dell'incontro. 
Io amo sempre più le pause e i silenzi, che hanno un grande piacevolezza in se stessi. Se poi li si paragona a molte chiacchiere vuote, diventano opere d'arte. Dicono che la musica sia fatta di note scritte in mezzo alle pause. Che l'illuminazione si può raggiungere capendo la pausa tra due respiri. Io non sono né musicista ne illuminato. Forse sono solo un pochino sbagliato.

lunedì 23 febbraio 2015

Mi piace, o forse no



E’ quasi il tramonto e mi siedo sulla veranda. Ci sono le terrazze di riso tra le palme che fanno da platea ai vulcani. Il verde ha mille sfumature. Gruppi di aironi passano in cunei bianchi. E penso che mi piace. Non ci vuol molto a farsi piacere un simile quadretto. Ma anche i quadretti alla lunga possono stancare. Ho appena letto un libro postumo di Terzani (qui si diventa lettori voraci). Alla fine della sua vita l’Asia, il grande amore di sempre, lo aveva stancato, nauseato. E la domanda sale incontenibile: perché mi piace una cosa? Mi piace oggi e domani no. Mi sposo oggi perché ti amo e fra due anni mi accorgo di non amarti. Cosa è il meccanismo che mi spinge a dire mi piace o non mi piace. 
Una volta che so come funziona mi faccio piacer tutto.

sabato 21 febbraio 2015

Bali Roma

Cerco una grande farmacia. Esco dal trilatero dei turisti. Poco, tre chilometri. Ricomincia l’asia meno patinata, e non è la ruspante. Immondizia agli angoli. Il caldo fa sentire le mille puzze del mondo in decomposizione. Due bimbe poco più grandi di mia nipote mi chiedono l’elemosina. La madre è stesa coperta di cenci e dorme. Mi sembra di essere uscito dalle mura adriane a roma e di addentrarmi all’anagnina. Stesso sporco. Stesso brulicare di vita. Faccio la fila. Prendo il giornale. Non capisco i titoli ma guardo le foto: ieri è piovuto molto e in capitale le strade si sono allagate. Sembra Roma dopo un temporale. Sfoglio velocemente. Politica interna e foto di potenti. Politica estera. Sport con formua uno e calcio. Potrebbe essere il Mesaggero.


martedì 17 febbraio 2015

Fiducia

Una delle cose che si notano rivisitando una città dopo qualche anno di assenza è l’aumento delle grate alle finestre. Fuori del centro storico di Roma hanno raggiunto il terzo/quarto piano. Dalla tangenziale di Napoli si vedono solo finestre con grate. E’ l’aumento della piccola criminalità. Ormai l’onestà stupisce. Qui ancora no.
Non dico che non si tenti di dare un resto sbagliato, ma non ci sono ancora grate. Si lascia il casco e le giacche sui motorini parcheggiati anche tutto il giorno. Ci si toglie scarpe o ciabatte prima di entrare in casa o negozio (civilissima abitudine) e si lascia tutto fuori. Si lasciano panni ad asciugare in strada. Si lasciano le borse della spesa incustodite. Molti alberghi non hanno la cassaforte in camera. Noi abbiamo l’inferno, ma nessuno ci crede. E poi basta confessarsi. Qua ci si reincarna malamente, e nessuno vuol provarci.

lunedì 16 febbraio 2015

Le volpi e i conigli

Ieri, per la prima volta, si è camminato con difficoltà nella via principale per il gran numero di cinesi vomitati da autobus che ne portavano di continuo. Oggi la stessa strada è una fila ininterrotta di auto. E siamo nel periodo di bassa stagione. Sulla costa il traffico è impazzito. E si costruisce ovunque c'è uno spazio libero. Giustamente tutti vogliono partecipare alla grande corsa dell'arricchimento con il turismo. L'artigianato paga meno che dare servizi ai turisti. Anche le prostitute, immigrate da Java, fanno prezzi dieci volte più alti ai turisti. 
Uno dei primi modelli di simulazione al computer è  in realtà stato creato un secolo fa da  Lotka e Volterra. Considera il rapporto tra prede (conigli) e predatori (volpi) in un'area chiusa. Se aumentano i conigli aumenteranno anche le volpi, che hanno tanto da mangiare. Fino a che le troppe volpi mangiano tutti i conigli che si estinguono. E le volpi non hanno più da mangiare. I turisti stanno facendo aumentare il numero dei commercianti. Fino a che ce ne saranno troppi e i turisti si estingueranno?


domenica 15 febbraio 2015

Ieri

Ieri era San Valentino. In questa parte di mondo non c’è la bagarre nostrana e il più indirizzato ai turisti. Un’amica mi diceva che ha visto molte giovani coppie balinesi nei ristoranti. Quindi piano piano si comincia. Non c’è niente di male nel ricordare che si vuol bene a qualcuno, anzi. Sarebbe bene ricordarselo tutti i giorni, amanti compresi. E’ difficile descrivere l'amore, che tutti vogliamo e di cui siamo assetati. Non riusciamo ad assaggiarlo che è già finito. Non riusciamo a definirlo se non per il bisogno che ne abbiamo. Lo sentiamo decantare tutti i giorni in film, libri, riviste, giornali canzoni, poesie e quant'altro. Ma tutte queste cose si avvicinano a quello noi sentiamo? 


venerdì 13 febbraio 2015

Pastori



I campi di riso tutto attorno a noi sono belli e non sono finti. Sono reali. È come tali sono soggetti ai cicli di coltivazione. In alcune terrazze hanno fatto il raccolto, a mano, con il falcetto. Una volta da noi i poveracci andavano a spigolare, a raccogliere le spighe che scappavano alla mietitura. Qui la spigolatura la fanno le anatre che vengono mandate a decine a ripulire tutto, per finire poi in tanti ristoranti (non credo come clienti). Le anatre non sono animali di grande iniziativa e seguono il branco. Chi comanda è il pastore delle anatre. Non avevo ancora sentito di pastori di anatre e ho cercato nel dizionario Hoepli. Pastore viene definito come "uomo semplice, dai modi rozzi", ma anche "guida spirituale" e "nome generico di cane". Ognuno trovi i legami etimologici che più gli aggrada.

mercoledì 11 febbraio 2015

Cocco fresco



Il mio primo incontro con il cocco è stato da bimbo in spiaggia. Tutto era esotico: prodotto e venditore che, venendo dal meridione, urlava decantando la sua merce, cosa che nel composto veneto non si dovrebbe fare. Il costo era al limite del mio budget, e questo mi ha insegnato che le cose esotiche sono care. Allora quasi tutto era a km zero. Ora esotico non vuol più dire lontano ma raro che, in senso economico, è praticamente la stessa cosa. Ai tropici il cocco è molto comune. Quando atterri fuori da aree urbane è facile vedere distese chilometriche di palme. Ragazzi si arrampicano come scoiattoli su tronchi fini e alti qualche piano per tirar giù il necessario. 
Newton visse in inghilterra ed elaborò i principi della fisica quando una mela gli cadde in testa. Fosse stato ai tropici sarebbe caduto un cocco che, vista l’altezza e il peso, probabilmente lo avrebbe ammazzato lasciando l’umanità a sviluppo scientifico zero. Nei paesi ex colonie anglosassoni, ai bordi delle piscine circondate da cocchi si vede spesso il cartello “attenzione, caduta noci di cocco”. Non ho mai capito il senso dell’avviso. Devo guardare sempre in alto e saltare quando cade un cocco? Devo mettermi un casco? Se cade e mi uccide possono dire: Ve lo avevo detto? 
Qui la piscina è circondata da cocchi. Cosa devo fare?

martedì 10 febbraio 2015

Piedi neri

I tropici sono a volte belli ma sempre caldi. Io viaggio sempre con camice coloratissime (oltre ad essere fresche nascondono il chilo in più), pantaloncini con tante tasche per farci star tutto e ciabattine infradito. Le infradito insieme alle malboro e alla coca cola si trovano anche nei posti più dimenticati da dio. Ora sono un oggetto di culto e moda. Gli occidentali amano le Havaianas. I giovani locali trovano trendy le Flipper. Dopo un giorno che cammini su strade piene di tutto hai i piedi neri. Il nero entra ovunque. Tra le pieghe della pelle. Sotto le unghie. Diventa un tutt’uno con il tallone facendo quel bel zoccolo asfalto. Ti disegna le infradito sul piede come un tattoo grigiastro e mal fatto.  La negritudine dei piedi è un bene comune, benestanti e poveracci ne godono equamente. Fin che torno a casa, e io posso far tornare come nuovi i miei piedi. Altri meno.

lunedì 9 febbraio 2015

UNO!!



Riunione di famiglia. La nipote, Mia, compie un anno. Sono momenti di gioia. Vivere non è mai semplice e crescere figli in modo consapevole ancora meno. Fare qualsiasi cosa consapevolmente porta a chiedersi quale è la scelta migliore ed è il primo passo verso la libertà.  Al di là del piacere di ritrovarsi, le feste di compleanno sono una invenzione occidentale recente. Come la maggioranza delle attività di questa "società consumistica", è diventato un modo per incentivare acquisti. Quindi pranzo con torta e regali: pennarelli ad acqua per scrivere sulla apposita tavola, una chitarra per diventare una musicista e un cellulare giocattolo che fa rumori e suona. Il cellulare è stato alla grande il regalo più apprezzato. Nel ristorante, vicino a noi una famiglia di tre. Due hanno solo guardato i cellulari tutto il tempo. Succede anche da noi, specie per strada:guardi le auto e gran parte di chi guida parla al telefono.
In un caffè di Ubud ho visto un cartello: abbiamo Wi-Fi quindi non serve parlare all'interno. Potremmo portarne un po' al ritorno. Dimenticavo, non serve. L'Italia è il paese europeo con meno accessi a internet.

Yogate



Ieri sono arrivate un mucchio di ragazze giovani e tirate. Americane. Fanno un corso per l’abilitazione di insegnanti di Yoga. È bello avere una botta di gioventù che bilancia i pensionati, ormai in maggioranza nel giro del turismo. Più di trenta anni fa sull’Himalaya si usava dire che se si voleva cercare praticanti di yoga si doveva andare negli stati uniti e non in india. Cominciano presto il mattino e finiscono tardi la sera. La scuola è in una struttura di legno aperta e senza pareti in mezzo ad alberi altissimi. Sono gentili, hanno viaggiato parecchio e ti fanno capire che conoscono il mondo. Vengono qui perché questa scheggia hindo-buddista è meno traumatica della maleodorante india. In america ci sono 20 milioni di praticanti (un terzo della popolazione italiana). Il 70% guadagna più di 4.500 euro al mese. I tre quarti sono donne e spendono 30 miliardi di dollari l’anno in materiale per la pratica.
I giovani occidentali cercano in asia quello che l’occidente non è in grado di dare. Degli strumenti per indagare aree al di là del corpo fisico, trovare risposte alle lor domande e tar meglio. Come i ragazzi italiani scappano dal belpaese in cerca di opportunità di vita, i ragazzi europei o americani scappano dalle religioni ingessate che trovano nel loro paese, mettendosi spesso nelle manUbicazionei di ciarlatani e opportunisti. Ma hanno ragione e fanno bene a cercare quello che le loro culture imbalsamate non sanno offrire.

venerdì 6 febbraio 2015

Formiche

Sono onnipresenti. Inarrestabili. Super attive. Se smetti di pensarle "insetti schifosi" non danno noia e diventano solo parte di quello che ti sta attorno. Al massimo fanno un po' di solletico quando si arrampicano su di te. Sono di tante dimensioni e colori. Le giganti sono nere, con il grosso addome, e ti evitano. Hanno paura che tu le ammazzi perché si vedono bene, anche da lontano. Più sono piccole e più sono isteriche. Le micro tendono al biondo. Le medie sono più lente e professionali nel cercare cibo, lo guardano e lo rigirano prima di prenderlo. Tutte non si fermano mai.
Dio si è riposato il settimo giorno, ispirando ebrei e sindacati. Non credo esista una FIOM delle formiche. Ma visto che solo gli umani si riposano il weekend non è che siamo dio e non lo sappiamo?



Fermi tutti: polizia

Siamo in quattro. Due scooters. Da Ubud a Kuta sono quaranta chilometri di asfalto che si scalda fino a bollire. Un traffico da incubo con poche regole ma tanti scappamenti che sputano di tutto. Si sentono a naso gli odori delle cattive carburazioni, tanto che si potrebbe fare un elenco "marche-problemi-odori". Si è preparati ad essere fermati dalla polizia. È una prassi per arrotondare lo stipendio. Una piccola tassa che tu automobilista e motociclista sei tenuto a versare. Da noi si chiama pizzo e lo pagano i negozianti a sud di Roma. Come con il pizzo è pericoloso ribellarsi perché non sai quello che può succedere. Come con il pizzo non si ragiona. Il primo scooter viene fermato in andata dalla macchina della polizia davanti a noi. Io scappo in avanti, mi fermo e aspetto. Tentativo a vuoto, finito senza estorsione finale. Dopo qualche ora grande posto di blocco. Mi metto in corsia di sorpasso mimetizzandomi tra un furgone e lo spartitraffico. Mi vedono. Un poliziotto zigzaga tra le auto in corsa e mi ferma. Mi sento un animale braccato. Passo indenne facendo finta di non parlare inglese. Gli amici pagano per ripartire. Sono pochi soldi. Un aperitivo in Italia. Resta il sapore di amaro in bocca per l'ingiustizia, che è lo stesso in tutto il mondo. E da noi si conosce bene. Specialmente i giovani senza raccomandazione.


mercoledì 4 febbraio 2015

Buongiorno

Faccio colazione nella sala (si fa per dire perché è senza muri) dell’albergo. E’ una mattina radiosa e con un sole che rende tutto nuovo, con colori tanto luminosi che incantano gli occhi. Sono seduto davanti a un laghetto con tanti fiori e un buddha. C’è un’oca bianca con la cresta. Mangio la frutta: papaia, frutto del dragone, banana. I sapori si sciolgono in bocca ad ogni boccone e li ascolto. E’ come assaggiare un vino di annata e godere di tutti i sapori e i profumi. Il gioirne è una sensazione languida, sottile che entra quasi nel midollo delle ossa. Si mescola ai colori lucenti e tenui. E’ un leggero anestetico che mi distanzia dal mondo; si fonde con il respiro e non mi fa parlare. Finito di bere il caffè, saporito e denso, con i fondi che se non hai la pazienza di far depositare ti si poggiano sulla lingua, vado nella pagoda di yoga dove non c’è mai nessuno. Assorbono con gli occhi i campi di riso con gli aironi rosa nel cielo turchese. E’ difficile staccarsi e mettersi in movimento per la nuova giornata che comincia.


lunedì 2 febbraio 2015

Dimmi che resto


Si disfa la valigia per la prima volta dalla partenza. E' una bella sensazione usare le tue cose. Ascoltare la musica che ti piace. Non mettere sempre le stesse camicie. Avere più mutande. La camera è tutta in legno scuro con il tetto a vista di frasche di cocco. I mobili in stile coloniale. La veranda che si affaccia su alberi e risaie. Sembra di essere nella Malesia di Salgari. Andiamo a mangiare in un ristorantino che conosciamo a due passi. Ci salutano e ci chiedono dei due anni passati. Cosa è successo. Le abitudini, gioia e dolore di tutti noi. C’è chi vorrebbe cambiare sempre e chi mai. Comunque alla fine tutto e tutti cambiano. E’ solo questione di tempo: chi lo fa in poche ore o giorni e chi in millenni. Alla fine anche le montagne cambiano.


domenica 1 febbraio 2015

Meteoropatia

Incredibile ma vero, quando piove la banda diventa stretta. Al primo lampo o tuono ecco che navigare diventa difficile. Quando poi le gocce si fanno fitte il browser si inchioda ed è meglio leggere un libro. Peccato che sia ancora la stagione delle piogge. Che sia colpa dei fili?


W le donne

Sono un uomo e la conoscenza del mondo femminile è indiretta. Maria ha visto una venditrice ambulante di stoffa che vendeva alle donne di un negozietto. Scampoli di pizzo colorato per fare camicie. E' moda locale. Non la trovi fuori. Tutte le donne hanno subito fraternizzato. C’è un feeling che scatta a tutte le latitudini. Un intendersi che va al di là delle culture. La venditrice l’ha poi portata in motorino dalla sarta. Prese misure e discusso il prezzo. Un insieme di gesti uguale in tutti i continenti. Tutte le donne vicino al negozio guardavano, sorridevano, approvavano. Risate divertite. Da donne a donne.


sabato 31 gennaio 2015

Digital divide

Il termine digital divide è stato coniato per definire il gap nell’uso di tecnologie digitali (computer e internet) tra paesi sviluppati e in via di sviluppo. Come tutti le parole coniate in occidente, che si riferiscono alla propria “superiorità” rispetto al resto del mondo, ha una connotazione negativa. Noi siamo più avanti. Ma esiste ancora il digital divide o dovremmo parlare di digital diference?
L’Italia ha parecchi primati in Europa: il più basso numero di persone che usano internet, la più alta percentuale di smart phones di fascia alta e la più bassa di uso di applicazioni. In pratica gli italiani hanno gioiellini che costano un botto ma li usano come telefonini da 10 euro. Nel mondo la banda larga c’è poco, ma il numero di telefonini e computers ha superato il numero degli umani e si fanno molte cose. In Africa gli agricoltori controllano i prezzi delle derrate via cellulare per sapere quando andare al mercato a vendere.




Sono in un ristorantino vegetariano nippo-spagnolo (immaginare tapas giapponesi con influenze indonesiane: un miscuglio culinario da cartoni animati) con design eco-minimalista nipponico e management locale casinaro parecchio. Attraverso la strada ed entro in una scuola di computers piena di ragazzini. E’ la sosta del pranzo e vanno a una scuola privata. E' pieno di cavi volanti e le macchine non sono proprio di ultima generazione. Evidentemente i genitori pensano che conoscere come usare al meglio i computers possa servire loro per il futuro. Immagino che i nostri sappiano al più usare facebook sul telefonino pretendendo che sia la scuola a farsi carico di qualsiasi tipo di insegnamento. A parte forse la scuola di equitazione. Domanda: dove prevarrà la conoscenza digitale fra dieci anni?

Avevo un piano

Avevo un piano. Semplice e logico: poiché quello che si vede su internet è spesso diverso dalla realtà (diciamo che si nasconde il peggio e si esalta il meglio) il piano era di stare in albergo qualche giorno per avere il tempo di cercare una casa come si deve, in modo che nipotina e famiglia possano venire e stare con noi. Quindi due camere da letto. Essendo a Bali è ovvio che il giardino e la vista devono essere all’altezza (su terrazze di riso e jungla). Possibilmente con piscina. Il tutto vicino al centro per poter apprezzare i tanti ristorantini, passeggiare fra negozietti, rovistare tra quadri o vedere un ballo che si ispira al Ramayana. Essendo bassa stagione non si prevedevano problemi.
In realtà non è così semplice trovare quello che si vorrebbe, a un prezzo accessibile. Ho cambiato modo di cercare. Ho cercato un broker e sono andato in giro chiedendo ai tassisti finendo su strade minuscole e piene di fango. Alla fine i piani sono cambiati diverse volte. Il compromesso: ho trovato un albergo con camere disperse in mezzo alle risaie. Niente tv e internet in camera. Si legge e si ascolta musica. Email su telefono. E poi i film taroccati nuovissimi costano solo un euro.


Come mai la realtà è sempre lontana dalla pubblicità? Licenziate comunicatori e pubblicisti.


mercoledì 28 gennaio 2015

On the road again

Siamo stati a Jakarta una dieci giorni per influenza. Ora si riparte con i soliti riti: fare valige, raccogliere le mille cose in giro, organizzare biglietti - trasporto - hotel, cercare biancheria sporca in lavanderia, distribuire pesi in valige, organizzare logistica e tempi. Siamo pronti. Come è il traffico oggi? Quanto tempo servirà per raggiungere l'aeroporto? L'ultima volta siamo partiti quattro ore prima del bording ed abbiamo rischiato di perdere l'aereo. Voliamo AirAsia, un vettore low cost della Malaysia. Ne è cascato uno un mese fa. Al check-in una toccatina di palle è d'obbligo. È  mezzogiorno. Mangio un piatto di noodles fritti. In sala di attesa tutte le donne portano il velo. Alcune il burka. L'aereo somiglia a un grande bus con le ali: niente fronzoli, maggioranza della gente è in ciabattine e si fanno grandi salti tra gli strati di aria calda in quota. Tra uno zompo e l'altro tocco ferro. Arriviamo a Dempasar. Hanno finito di costruire il nuovo aeroporto che due anni fa avevano appena iniziato. L'autista ci aspetta e partiamo tranquilli come pasque. Mentre viaggiamo ci dice che c'è una villa in affitto in un'area che ci piace. Andiamo a vederla: è enorme, con piscine e una marea di stanze, fontane e quant'altro. Non ci sa dire il prezzo, ma visto che è in piena campagna, o meglio, giungla, non ce ne facciamo un cruccio. Arriviamo in albergo e finalmente possiamo andare in un ristorantino. Buona notte.




La camera in albergo.

martedì 27 gennaio 2015

Compra che ti compra

Secondo Confimprese nel 2014 i centri commerciali eccellenti in Italia erano 62. E solo 11 con tripla A. Nel 2013 a Jakarta c'erano 179 centri commerciali enormi. Tanto grandi che i più grandi centri italiani, tipo Roma 2, non ci fanno bella figura. Ogni centro commerciale ha tanto di quel marmo per terra e ovunque che può competere con san Pietro. In genere l'aria condizionata ti gela, che devi ricordarti di portare il maglioncino o la giacca. Il che vuol dire che ogni centro mangia tanta energia da far impallidire una fabbrica. 
Per vendere tanto c'e' bisogno di tanti soldi. In altri paesi del sud est asiatico obbedire al dio soldo ha portato a massiccia prostituzione, sfruttamento umano e minorile, degrado dell'ambiente, falsificazione di tutto, compreso gli alimenti. Ma quei paesi hanno religioni leggere, quasi filosofie (buddismo, taoismo, scintoismo...). L'Indonesia è musulmana. Qui per il momento queste cose non si fanno (a parte la corruzione che non sembra imbarazzare il profeta).


Ma la gente dove metterà tutte queste cose che compra? Io ho paura di comprare anche uno spillo per non trovarmi nell'imbarazzo di cercare un posto dove metterlo.


lunedì 26 gennaio 2015

La differenza del mattino

Il mattino tutto è migliore. La luce, l'umore, l'appetito. Mi sono sempre chiesto il perché di questa differenza, al di la delle risposte ovvie e stupide. Mi piace alzarmi presto. A Jakarta mi sveglio con i muezzin che cominciano le preghiere urlate con il buio dei tropici, alle cinque e mezzo. Questa mattina è speciale. E' il giorno dopo le votazioni in Grecia. Cerco notizie in internet. Tsipras ha preso il 36%. Riuscirà a cambiare il rapporto tra Grecia e EU? O come dicono i nazi di Alba Dorada niente cambierà? La gente comune del sud europa spera in un cambiamento. Sarà un precedente per l'Italia?

Sono uscito di casa e andato in un centro commerciale di qualità medio bassa. La mattina apre tardi e ora sono solo le nove e mezzo. Tutto è spento. Sembra il risveglio di una balena. La gente entra alla spicciolata. Ragazzi spazzano o mettono a posto vetrine. L'odore di fritto si insinua nei corridoi bui. Le scale mobili sono ferme. Le guardi mi guardano straniti e sorridono. Sono l'unico straniero in giro. Ritorno più tardi.

Sono tornato un'ora dopo. La differenza si vede.