Il termine digital divide è stato coniato per definire il
gap nell’uso di tecnologie digitali (computer e internet) tra paesi sviluppati
e in via di sviluppo. Come tutti le parole coniate in occidente, che si
riferiscono alla propria “superiorità” rispetto al resto del mondo, ha una
connotazione negativa. Noi siamo più avanti. Ma esiste ancora il digital divide
o dovremmo parlare di digital diference?
L’Italia ha parecchi primati in Europa: il più basso numero
di persone che usano internet, la più alta percentuale di smart phones di
fascia alta e la più bassa di uso di applicazioni. In pratica gli italiani
hanno gioiellini che costano un botto ma li usano come telefonini da 10 euro.
Nel mondo la banda larga c’è poco, ma il numero di telefonini e computers ha
superato il numero degli umani e si fanno molte cose. In Africa gli agricoltori
controllano i prezzi delle derrate via cellulare per sapere quando andare al
mercato a vendere.
Sono in un ristorantino vegetariano nippo-spagnolo (immaginare
tapas giapponesi con influenze indonesiane: un miscuglio culinario da cartoni
animati) con design eco-minimalista nipponico e management locale casinaro
parecchio. Attraverso la strada ed entro in una scuola di computers piena di
ragazzini. E’ la sosta del pranzo e vanno a una scuola privata. E' pieno di cavi volanti e le macchine non sono proprio di ultima generazione. Evidentemente i
genitori pensano che conoscere come usare al meglio i computers possa servire loro per il futuro. Immagino che i nostri
sappiano al più usare facebook sul telefonino pretendendo che sia la scuola a
farsi carico di qualsiasi tipo di insegnamento. A parte forse la scuola di
equitazione. Domanda: dove prevarrà la conoscenza digitale fra dieci anni?







