Ho passato una buona parte della mia vita a lavorare per la preparazione
agli eventi (preparness). Alla lunga si tende a metabolizzare le cose che si
fanno frequentemente. In altre parole si dice che gli umani hanno facilità a
diventare "fissati" con quello che fanno. Ma dove è il limite tra il
sano e il malsano? Tra l'essere responsabili e l'essere fissati? Noi comunque dobbiamo fare
le valige e ci stiamo preparando.
Lo stretto indispensabile per il viaggio è un passaporto valido con visto,
una carta di credito e un cambio di biancheria. In verità è un po' poco, anche
se qualcuno ne ha fatto una filosofia
(http://www.lasfidadelle100cose.it/libro/). E poi noi siamo un po' impigriti,
ci piace avere un po' delle nostre cose che ci seguono, a volte in modo ridondante.
Ho fatto un elenco delle "cose elettroniche" che intendo portarmi: un
computer, due tablets, un e-book reader, tre smartphones, un hard disk, alcune
memory sticks, un CD/DVD reader, un mini router, un micro altoparlante, un mouse extra, una
batteria di emergenza, caricatori, cavi a gogo, guide in files, applicazioni per l'Indonesia, traduttori, corso di Basa Indonesia, navigatore locale. Lo stretto indispensabile... o forse no?
Come giudichiamo se è troppo o no? E' facile se ci sono numeri di
riferimento, tipo: il bagaglio non deve superare i 23 Kg. Va bene se porto un
solo paio di mutande ma tanta elettronica? I processi di giudizio sono molto
interessanti. Soprattutto perché ognuno è fermamente convinto di essere nel
giusto, e quindi il giudicare è la base di partenza per il "io ho ragione e
lui sbaglia". Ma questo ci porterebbe lontano, ai confini della galassia IO che è la madre delle incazzature e del razzismo.
Cercando in google "essere pronti" mi da oltre venti milioni di
pagine. Evidentemente è una cosa molto discussa e dibattuta. In fin dei conti Estote Parati è il motto dei
boy scouts, e io sono stato lupetto. Ma dentro a questa valigia che ci devo
mettere? E poi mica mi ero preparato ad avere tutti e due l'influenza prima di partire.

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