mercoledì 27 gennaio 2016

La danza della pioggia


E’ piovuto pochissimo per sette mesi e ora si sono aperte le cateratte. Cominciamo con la danza della pioggia. Non la balliamo per far piovere, saltiamo dentro e fuori dalla casa per muoverci nei momenti liberi. Zompiamo lesti sullo scooter con le mantelle sempre pronte sotto la sella, scrutiamo il cielo alla ricerca di indizi di scampoli azzurri, controlliamo le ultime previsioni, riempiamo la zainetto con magliette di ricambio. E qualche volta ci si inzuppa.

Ti amo e non ti amo


Siamo andati in un ristorante italiano di proprietà di un napoletano (facile da capire: si chiama spaccanapoli). Succede raramente con tutte le buone cose in giro. Abbiamo visto foto di BabaJi, un grande incarnato morto nell’84 ed è ovvio che siamo stati nello stesso Ashram in India. Lo chiamo al telefono e viene. Parliamo un bel po’. E’ a Bali da più di vent’anni, sposato con una locale e con due figli adolescenti. Mi ha raccontato di come era Bali e di come è cambiata. Mi ha detto delle mafie che da autonomiste sono diventate solo criminali. Mi ha raccontato che se lui non è sempre presente lo staff locale è incapace di mandare avanti il locale anche dopo dieci anni di pratica. Piano piano è scivolato in apprezzamenti poco politically correct. Quante volte ho sentito queste cose e le ho anche vissute. Ma lui ha i titoli per dire queste cose. Sono il suo vissuto. Ha messo in luce diversità. Allora dove comincia il razzismo? Forse quando la diversità prende un valore negativo e comincia il disprezzo.

sabato 23 gennaio 2016

Il paese dei tarocchi


Dal dizionario del corriere: falsificare è riprodurre qualcosa scopo fraudolento. Quindi se non c’è frode il copiare non ha connotazione negativa.

L’Italia è un posto di puristi dove tutto deve essere unico e possibilmente fatto a mano. Chi copia o compera cose copiate lo fa con un senso di colpa. Ma siamo anche il grande produttore europeo di tarocchi, secondi solo alla Cina, e non si deve dire. Las Vegas è un tarocco? Dire una bugia, poi, è taroccare il narrato delle cose?

In asia l’approccio è più flessibile. Il simbolo della Cina, la grande muraglia, è un tarocco fatto costruire da Mao. I mercati delle grandi città sono stati per anni la mia fonte di programmi a cinque dollari. Riprodurre quanto esiste è considerato assolutamente normale. Si troccano medicinali, alimenti, auto, armi. E’ Più facile fare l’elenco delle cosa non copiabili. A volte si può essere a disagio sapendo che i test clinici spesso sono taroccati. E l’acqua in bottiglia?  Secondo l’ONU in trenta per cento dei titoli di studio sono falsi come i dati economici delle principali economie sono falsi.

Ma in Italia un pensionato con novecento euro può permettersi cose uniche fatte a mano?

La mia terra

L’uomo che trova dolce la sua patria non è che un tenero principiante, colui per il quale ogni terra è come la propria è già un uomo forte; ma solo è perfetto colui per il quale tutto il mondo non è che un paese straniero

Ugo di San Vittore 1096 – 1141

giovedì 21 gennaio 2016

Vintage


La gente ama il vecchio rivisitato. Il massimo sono le vecchie vespe riadattate ai propri gusti, possibilmente con tante cromature. Ma mentre da noi l’obiettivo è di avere un mezzo il più possibile vicino all’originale, qui c’è ampia libertà di interpretare gli stili come più aggrada. E’ una chirurgia estetica di organi meccanici. Senza remore e paura. Come ci si potesse rifare il seno con una ottava misura. E allora vecchie moto che mostrano una nuova linea da anni cinquanta. Incroci di auto che hanno un posteriore di una marca e il cofano-motore di un’altra. E poi fuoristrada degli anni 80 tirate a lucido, quadrate come scatole di cartone. WV che sembrano uscite da un film di guerra degli anni 50.

L’arredamento d’interni accetta e riusa tutto. Di qualsiasi colore o età, cambiando le funzioni in modo che un vecchio oggetto si trasforma in qualche cosa di nuovo. La storia dell’arte non pone vincoli.

mercoledì 20 gennaio 2016

Dormire


Il sonno è un mondo misterioso, difficile da esplorare. Di solito si fa fatica a ricordarsi i sogni, che sono sempre stati ammantati da un alone di mistero: nel sonno qualcuno ci dà i numeri del lotto, abbiamo premonizioni, voliamo come superman, ne facciamo di ogni. Del sonno parliamo quando dormiamo troppo o soffriamo di insonnia. Ma in generale resta un grande buco nero.

Quando mi alzo il mattino non ho più fretta, e faccio più attenzione ai sogni. In Indonesia dormo in modo diverso. Il sonno è più profondo e svegliarsi è come ritornare a galla dopo una immersione. Mi sveglio diverse volte, ma il mattino mi ricordo tutti i sogni in modo vivido, quasi tridimensionale. Nel sogno ragiono e quei pensieri mi restano impressi nella memoria. E’ come se da questa parte del mondo il sognare avesse un diverso spessore. Tutte le notti. Per certi versi questo sognare con più spessore va alla pari con un mondo più a tutto tondo e meno gentile del nostro.

Qualcosa di simile ma diverso mi succede in altre parti del mondo. Non so cosa voglia dire, ma so che mi piacerebbe capirci qualche cosa.

lunedì 18 gennaio 2016

Non piove. Governo onesto?



Abbiamo lasciato Jakarta per Bali. Risiamo ad Ubud, mitico ex posto di hippies, ancora unico nella sua ricchezza di arte. Siamo in Indonesia da quasi una settimana e non abbiamo preso ancora una goccia d’acqua anche se siamo nella stagione delle piogge. Non piove a Jakarta, non piove a Bali. E’ presto per veder giallo, ma il riso vive delle piogge e se ne vede poco in giro.


El Nino di questo anno ha fatto un casino. I turisti si lamentano che fa caldo e che le piogge avrebbero rinfrescato. In effetti la temperatura percepita del meteo dice 40. Le foreste non ne risentono per un periodo così limitato, ma i contadini perdono il raccolto. Domani cerco di sapere cosa succede.

domenica 17 gennaio 2016

Ricchi

Siamo a mangiare in un super ristorante al cinquantesimo piano con vista mozzafiato sui grattaceli della città. Bell’ambiente e buon cibo: un misto di asiatico e europeo, principalmente spagnolo. Sapori delicati, buona carta dei vini. Argenteria ovunque, camerieri gentili, sempre in attesa di un cenno. Paghiamo come in una trattoria da noi. Ci sembra di essere ricchi, come quando per venire qui siamo passati per una infinità di enormi negozi di marche di lusso. Molto più grandi di qualsiasi negozio europeo o americano. Ci sembra di essere ricchi. Sappiamo che i ricchi sono sempre più ricchi e i poveri sempre di più numerosi, mangiandosi la classe media, ma facciamo finta di non saperlo come se questo potesse esorcizzare la povertà all’orizzonte. Sappiamo che la globalizzazione schiaccia i salari in basso e mette i soldi nelle mani di pochi. Ma per il momento ci sembra di essere ricchi.



venerdì 15 gennaio 2016

Anche qui

Sosta del volo ad Abu Dhabi. Riceviamo notizie delle bombe a Jakarta. Giulia ha l’ufficio vicino. Mia è in taxi. Anche Emmanuel è vicino agli scontri. La polizia spara per ore e arrivano i carri armati. Pausa di silenzio in aereo. Arrivo quasi a mezzanotte. Viaggio in taxi in una città semideserta. Anche qui, come su tutti i giornali in lingue intellegibili degli ultimi mesi con prima pagina su attentati, ci si muove con un filo di paura. Più che calcolo statistico del pericolo è poca chiarezza su quello che ci si può aspettare. Più che paura è disagio.


mercoledì 13 gennaio 2016

Dieta


E’ una vita che viaggio in aereo. E’ una vita che porto più di quello che la compagnia aerea mi permetterebbe. Per dirla nella lingua italica: sono anni che cerco di fregarli.
Ho cominciato con il portare beni di prima necessità dove non si trovavano: olio di oliva, parmigiano, prosciutto eccetera. Cose che aiutano la vita ma pesano. Ho portato di tutto, anche il doppio del peso permesso, sempre per necessità familiari. Discussioni epiche al check in. Scuse giganti, esagerate. Discussioni lunghissime.
Ora è più difficile e il bagaglio è sempre a dieta. Se sfori anche di un chilo sono 25 dollari. Un massacro. E allora viaggio con la bilancia e ogni volta è una lotta. Siamo tutti a dieta perenne.


lunedì 11 gennaio 2016

Cosa scordo?


Deve esistere una via di mezzo tra la casa a rimorchio e solo maglietta e carta di credito. Non so dove sia la normalità, ma so che la differenza tra quello che porti e quello che avresti pensato di dover portare è quello che ti scordi.
Quando ti accorgi di aver scordato qualcosa sorge dal profondo del tuo stomaco un senso di incredulità misto a incazzatura. Tendi a metterti sulla difensiva (la colpa si scarica su qualcun altro o su un fatto che ha distratto. Mitica la reazione: mi è stata messa fretta).
Ci sono cose che non puoi scordare: i documenti, soldi, valige …
Per il resto quello che ti scordi è facilmente risolvibile e diventa un problema solo nella tua testa. Ti sei scordato di portare le mutande? Vuol dire che è giunto il momento di comprarne di nuove e così ti liberi di reperti archeologici e hai l’opportunità di cambiare stile e colori.

sabato 9 gennaio 2016

L'asia è vicina


In genere non piace ammettere di invecchiare, ma diciamo che ho una vita lunga abbastanza da aver sperimentato cambiamenti nella percezione collettiva su diverse tematiche. In altre parole ho visto cambiare lo stereotipo che un italo-europeo ha dell’asia.

All’inizio è stato Salgari (Emilio) con i suoi libri di avventure. L’idea ottocentesca dell'esotico fascinoso: le tigri della malesia sono state un polpettone proposto in libri, serie televisive e quantaltro. Avventura allo stato puro con corollari di colonialisti cattivi, amori belli e sfortunati, kriss malesi e pirati della tortuga.

Poi c’è stato Mao con il suo libretto e tanta politica fideistica con le frange degli anni di piombo mentre si guardava al genocidio del vietnam con la schizofrenia del senso di ingiustizia che non combacia con la propaganda del buon americano.

Si sono avvicendati i viaggi esotici in oriente con ogni mezzo:in autostop, vespa, cinquecento. La scoperta dei molti maestri  con il sottofondo del sitar di Ravi Shanka.

Siamo stati invasi dalla produzione di massa delle cazzate a meno di un euro che sono diventate lo zoccolo duro dell’usa e getta.

E oggi tutti i media mi ripetono che il mondo trema perché la borsa di pechino è in rosso. Ma quanti spettatori/lettori investono sulla borsa di pechino? O chi capisce le sottili connessioni sotterranee tra borsa cinese e economia al dettaglio in europa?

Dal mistero alla paura.


giovedì 7 gennaio 2016

A ridaje


Fra una settimana si riparte per Bali. Non è nostalgia, anche se è ovvio che il clima li è meglio del nostro inverno. Torniamo vicino ai nostri cari, e mi sembra una scusa sufficiente. Non ho il coraggio di dire ai pochi amici che leggevano il blog che riparto anche con la scrittura. Minestra riscaldata troppo forse. Ma metto idee per me, e tanto basta.

Un anno dopo ho peli un po’ più bianchi, non sono riuscito a buttar giù peso ma non ne ho preso, studio con discutibili risultati filosofia buddista, sono molto più attento all’uso della mia mente.

Stiamo tre giorni a Jakarta e si riparte con la nipote. Tentiamo di tenerla tre settimane con noi. E’ sveglia ed energetica come deve essere a due anni. Sarà questa la colonna sonora del viaggio. Poi due o tre settimane in Cambogia, on the road again.