sabato 9 gennaio 2016

L'asia è vicina


In genere non piace ammettere di invecchiare, ma diciamo che ho una vita lunga abbastanza da aver sperimentato cambiamenti nella percezione collettiva su diverse tematiche. In altre parole ho visto cambiare lo stereotipo che un italo-europeo ha dell’asia.

All’inizio è stato Salgari (Emilio) con i suoi libri di avventure. L’idea ottocentesca dell'esotico fascinoso: le tigri della malesia sono state un polpettone proposto in libri, serie televisive e quantaltro. Avventura allo stato puro con corollari di colonialisti cattivi, amori belli e sfortunati, kriss malesi e pirati della tortuga.

Poi c’è stato Mao con il suo libretto e tanta politica fideistica con le frange degli anni di piombo mentre si guardava al genocidio del vietnam con la schizofrenia del senso di ingiustizia che non combacia con la propaganda del buon americano.

Si sono avvicendati i viaggi esotici in oriente con ogni mezzo:in autostop, vespa, cinquecento. La scoperta dei molti maestri  con il sottofondo del sitar di Ravi Shanka.

Siamo stati invasi dalla produzione di massa delle cazzate a meno di un euro che sono diventate lo zoccolo duro dell’usa e getta.

E oggi tutti i media mi ripetono che il mondo trema perché la borsa di pechino è in rosso. Ma quanti spettatori/lettori investono sulla borsa di pechino? O chi capisce le sottili connessioni sotterranee tra borsa cinese e economia al dettaglio in europa?

Dal mistero alla paura.


Nessun commento:

Posta un commento