In genere non piace ammettere di invecchiare, ma diciamo
che ho una vita lunga abbastanza da aver sperimentato cambiamenti nella
percezione collettiva su diverse tematiche. In altre parole ho visto cambiare
lo stereotipo che un italo-europeo ha dell’asia.
All’inizio è stato Salgari (Emilio) con i suoi libri di
avventure. L’idea ottocentesca dell'esotico fascinoso: le tigri della malesia sono
state un polpettone proposto in libri, serie televisive e quantaltro.
Avventura allo stato puro con corollari di colonialisti cattivi, amori belli e
sfortunati, kriss malesi e pirati della tortuga.
Poi c’è stato Mao con il suo libretto e tanta politica
fideistica con le frange degli anni di piombo mentre si guardava al genocidio del
vietnam con la schizofrenia del senso di ingiustizia che non combacia con la propaganda
del buon americano.
Si sono avvicendati i viaggi esotici in oriente con ogni mezzo:in autostop, vespa,
cinquecento. La scoperta dei molti maestri con il sottofondo del sitar di Ravi Shanka.
Siamo stati invasi dalla produzione di massa delle cazzate a
meno di un euro che sono diventate lo zoccolo duro dell’usa e getta.
E oggi tutti i media mi ripetono che il mondo trema perché
la borsa di pechino è in rosso. Ma quanti spettatori/lettori investono sulla
borsa di pechino? O chi capisce le sottili connessioni sotterranee tra borsa cinese e
economia al dettaglio in europa?

Nessun commento:
Posta un commento