martedì 24 febbraio 2015

Parole


Si mangia in un posto "yoga". Il mangiare è buono e varia dal mediterraneo al messicano, dal thai all'indiano. Ubud è un posto "culturale". Qui non è gente da mordi e fuggi (a parte i cinesi con bus). Questi sono persi in corsi di yoga o nullafacenti di lungo corso. È' il mondo dei posti "da esserci", dove i giramondo amano traccheggiare. Al ristorantino ci sono neofiti che vogliono essere accettati e frikkettoni in scadenza che ostentano modi e vestiario da scafati. Una comunità dove devi avere tutto rigorosamente Apple. Windows e Android non sono graditi. Socialmente si dividono in tre gruppi: i soli, che lavorano al computer o al telefonino senza alzare la testa. In coppie consolidate: che fanno come sopra, ma in modo meno compulsivo è si fermano di tanto in tanto a parlare pacatamente tra di loro. Incontri casuali: in questo caso è d'obbligo parlare sempre. Può parlare sempre lo stesso/a e gli altri annuiscono. O a rotazione. Ma si deve sempre riempire la stanza di chiacchiere e risate. Altrimenti sembra essere il fallimento dell'incontro. 
Io amo sempre più le pause e i silenzi, che hanno un grande piacevolezza in se stessi. Se poi li si paragona a molte chiacchiere vuote, diventano opere d'arte. Dicono che la musica sia fatta di note scritte in mezzo alle pause. Che l'illuminazione si può raggiungere capendo la pausa tra due respiri. Io non sono né musicista ne illuminato. Forse sono solo un pochino sbagliato.

Nessun commento:

Posta un commento