Faccio colazione nella sala (si fa per dire perché è senza
muri) dell’albergo. E’ una mattina radiosa e con un sole che rende tutto nuovo, con
colori tanto luminosi che incantano gli occhi. Sono seduto davanti a un
laghetto con tanti fiori e un buddha. C’è un’oca bianca con la cresta. Mangio la
frutta: papaia, frutto del dragone, banana. I sapori si sciolgono in bocca ad
ogni boccone e li ascolto. E’ come assaggiare un vino di annata e godere di
tutti i sapori e i profumi. Il gioirne è una sensazione languida, sottile che
entra quasi nel midollo delle ossa. Si mescola ai colori lucenti e tenui. E’ un
leggero anestetico che mi distanzia dal mondo; si fonde con il respiro e non mi
fa parlare. Finito di bere il caffè, saporito e denso, con i fondi che se non
hai la pazienza di far depositare ti si poggiano sulla lingua, vado nella pagoda
di yoga dove non c’è mai nessuno. Assorbono con gli occhi i campi di riso con
gli aironi rosa nel cielo turchese. E’ difficile staccarsi e mettersi in
movimento per la nuova giornata che comincia.
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