E’ quasi il tramonto e mi siedo sulla veranda. Ci sono le terrazze di riso tra le palme che fanno da platea ai vulcani. Il verde ha mille sfumature. Gruppi di aironi passano in cunei bianchi. E penso che mi piace. Non ci vuol molto a farsi piacere un simile quadretto. Ma anche i quadretti alla lunga possono stancare. Ho appena letto un libro postumo di Terzani (qui si diventa lettori voraci). Alla fine della sua vita l’Asia, il grande amore di sempre, lo aveva stancato, nauseato. E la domanda sale incontenibile: perché mi piace una cosa? Mi piace oggi e domani no. Mi sposo oggi perché ti amo e fra due anni mi accorgo di non amarti. Cosa è il meccanismo che mi spinge a dire mi piace o non mi piace.
Una volta che so come funziona mi faccio piacer tutto.
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